La coerente incoerenza di Ankara nella guerra all’ISIL.

Articolo pubblicato su LAPS (Laboratorio di Analisi Politica e Sociale) Online -Analisi Fuori dagli Schemi: http://lapsonline.luiss.it/2014/10/11/la-coerente-incoerenza-di-ankara-nella-guerra-allisil/

L’atteggiamento di Ankara nei confronti della cosiddetta guerra allo Stato Islamico (IS) è descritto dai media mainstream in maniera ambigua. Apparentemente, potrebbe sembrare che il governo turco sia schizofrenico perché nel giro di poche settimane è passato da un atteggiamento di formale non belligeranza all’approvazione parlamentare dell’intervento in Siria e Iraq; in realtà, le relazioni tra gli stakeholders turchi e gli attori mediorientali sono molto complesse[1] e in questa sede si tenterà di interpretare in maniera coerente il comportamento di Ankara alla luce dei suoi interessi e delle meccaniche politico-economiche che le ruotano intorno.

Fin dallo scoppio della guerra civile siriana, il tandem Davutoğlu-Erdoğan persegue tre obiettivi principali nella sua politica mediorientale:

  • Rovesciare il governo di Assad: nel tentativo di raggiungere questo obiettivo, Ankara ha finanziato[2], appoggiato[3], equipaggiato e addestrato[4] molti dei gruppi siriani di opposizione –moderati e non. Il suo lunghissimo confine con la Siria, privo di vere e proprie barriere naturali, è stato più volte utile come “zona franca” per i ribelli siriani che dovevano riorganizzarsi e riequipaggiarsi.
  • Limitare il flusso di rifugiati: lo stesso confine ora è divenuto un pericolo per la politica interna turca. Esso causa enormi disagi socio economici nelle regioni a sud est e aumenta il rischio di infiltrazioni terroristiche.
  • Soggiogare il PKK[5]: nonostante il sincero e proficuo rapporto instauratosi con il capo del Partito Democratico del Kurdistan iracheno (PDK), Mas’ud Barzani, la Turchia ha interesse ad avere un PKK debole ma che funga da “scudo” ai tentativi dell’ISIL di consolidarsi o di entrare nel confine turco.

In questa fase, Ankara si trova tra tre fuochi di cui è molto difficile non rimanere scottati: internamente c’è il PKK che minaccia la rottura della tregua con il governo turco se la città di Kobanê cadrà nelle mani dell’ISIL[6]; ai propri confini c’è il difficile rapporto con lo Stato Islamico da gestire: un ottimo strumento per il perseguimento dell’obiettivo 3 e un utile partner economico sul mercato nero del petrolio[7] ma un imbarazzante interlocutore agli occhi degli storici alleati della NATO; al di là dell’Oceano Atlantico, ci sono, invece, le pressioni diplomatiche americane affinché la Turchia faccia la sua parte nella guerra contro l’ISIL.

Questo difficile equilibrio tra stabilità interna e interessi di politica estera impegnerà non poco il governo turco; momentaneamente, la tregua con il movimento di Öcalan rimane valida nonostante l’ISIS sta fiaccando la resistenza dei curdi dell’Unità di Protezione del Popolo (Yekîneyên Parastina Gel in curdo, YPG, costola siriana del PKK) a Kobanê. La scelta di schierare 10000 soldati al confine siriano e di votare l’azione militare non è stata un cieco allineamento alle politiche statunitensi e neanche un atto di schizofrenia politica: questa è stata condizionata prima di tutto dai tre obiettivi elencati sopra, per cui, se la strategia americana, come ha dichiarato[8], farà in modo di indebolire tanto l’ISIL quanto il governo di Assad senza rinforzare eccessivamente il PKK, allora la Turchia sarà pronta e disponibile a svolgere un ruolo attivo e fondamentale sul quadrante Mediorientale.

Marcello Ciola

[1] Uno degli esempi di questa complessità è nell’immagine allegata all’articolo e ulteriori esempi si possono trovare al seguente link: Adam Taylor, 9 attempts to explain the crazy complexity of the Middle East, The Washington Post, 1 ottobre 2014. http://www.washingtonpost.com/blogs/worldviews/wp/2014/10/01/9-attempts-to-explain-the-crazy-complexity-of-the-middle-east/.

[2] Josh Rogin, America’s Allies Are Funding ISIS, The Daily Beast, 14 giugno 2014. http://www.thedailybeast.com/articles/2014/06/14/america-s-allies-are-funding-isis.html.

[3] France24, Syrian dissidents convene in Turkey to discuss regime change, 1 giugno 2011. http://www.france24.com/en/20110531-syria-middle-east-opposition-groups-turkey-assad-revolution-arab-spring/.

[4] Michael Weiss, Syrian rebels say Turkey is arming and training them, The Telegraph, 22 maggio 2012. http://blogs.telegraph.co.uk/news/michaelweiss/100159613/syrian-rebels-say-turkey-is-arming-and-training-them/.

[5] Partito dei lavoratori curdi, operante in Turchia, a cui capo vi è Abdullah Öcalan.

[6] C’è da valutare, ovviamente, la serietà delle parole di Öcalan. Ayla Jean Yackley e Alexander Dziadosz, Siria, Is continua assalto a Kobani, curdi avvertono Turchia, Reuters Italia, 2 ottobre 2014. http://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN0HR1VI20141002.

[7] Guler Vilmaz, Opposition MP says ISIS is selling oil in Turkey, Al-Monitor, 13 giugno 2014. http://www.al-monitor.com/pulse/ar/business/2014/06/turkey-syria-isis-selling-smuggled-oil.html#.

[8] Gli americani condividono questa prospettiva. Real Clear Politics Video, Samantha Power: U.S. Aid Will Help Syria Rebels Fight ISIS And Assad, 21 settembre 2014. http://www.realclearpolitics.com/video/2014/09/21/samantha_power_us_aid_will_help_syria_rebels_fight_isis_and_assad.html.

ISIL: Relations in Middle East

ISIL: Relations in Middle East Fonte: The Washington Post

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