Ucraina: perché i “filo-russi” NON sono “filo-russi”

pubblicato su Domus Europa il 9 luglio 2014: http://www.domus-europa.eu/?p=3565

Immaginate di essere nell’autunno del 1943. Quanto sarà stato contento Adolf Hitler della creazione della Repubblica Sociale Italiana? Avrà forse pensato “finalmente i filo-nazisti hanno creato uno Stato autonomo tra “noi” e l’invasore anglo-americano”?. Io non credo. Ora, immaginate di essere nel 2014[1] e, tra una partita e un’altra del mondiale, (per caso) volgete lo sguardo verso l’Europa dell’est notando delle modifiche sulla cartina geografica. Decidete di informarvi e vi rendete conto che si sta combattendo una guerra civile tra le forze dell’attuale governo ucraino e delle milizie indipendentiste che hanno preso il controllo di due Oblast (Donetsk e Luhansk) proclamando lo scorso 24 maggio la nascita della Repubblica Indipendente di Nuova Russia (Novorossiya[2]). La repubblica appena nata punta all’annessione di altri sei Oblast[3] e della Transnistria. Nel descrivere questo caos, vari siti e testate giornalistiche hanno etichettato gli indipendentisti dell’Est come filo-russi, ma come è scritto nel titolo (provocatorio) dell’articolo, essi non sono propriamente filo-russi. Nonostante lo stesso esercito di Nuova Russia si professa “filo-russo” affiancando il più delle volte la loro bandiera “nazionale” a quella della Federazione Russa, c’è da dire che essi non stanno esattamente facendo il gioco del Cremlino. Quest’ultimo, infatti, ha come interesse principale la conservazione e il consolidamento delle proprie sfere di influenza attraverso l’utilizzo della leva economica e di quella energetica. L’obbiettivo di Putin non è solo quello di garantirsi una sufficiente esportazione di materie prime per rimpinguare le casse dello Stato (e di Gazprom), ma è anche – e si potrebbe azzardare un “soprattutto” – il mantenimento della sicurezza di tutto il territorio della Federazione.

Se malauguratamente (per il Cremlino ma anche per l’Ucraina) la repubblica di Nuova Russia dovesse riuscire a conservare la propria indipendenza nel lungo periodo e il conflitto con l’esercito di Kiev venisse congelato, questo potrebbe significare una collaborazione più stretta di quel che resta dell’Ucraina con la NATO[4]. In questo tipo di scenario, la sicurezza russa sarebbe fortemente minacciata dall’eventuale presenza di truppe americane a circa 500km da Mosca. Il Cremlino non gradirebbe particolarmente questo genere di situazione e, infatti, sta cercando in tutti i modi di evitare che lo status quo venga conservato nel lungo periodo o che peggio si arrivi ad una annessione di questi territori alla Federazione (per la Crimea, che rappresenta una pedina troppo importante nella politica estera e di sicurezza russa, il discorso è stato ben diverso e, anzi, Mosca ha accelerato affinché il processo di annessione fosse compiuto).

Qual è, allora, il ruolo che il Cremlino attribuisce alle milizie filorusse? Innanzitutto, esse rappresentano un baluardo contro le politiche di derussificazione dell’Ucraina[5] che farebbero avanzare inesorabilmente la nuova cortina di ferro verso il confine est e nord-est dell’Ucraina. Oltre questo, mantenere nel breve e medio periodo questa situazione consente a Mosca di avere una ottima arma di negoziazione con il governo di Kiev per quanto riguarda le sue scelte di politica estera[6]. Ultimo ma non irrilevante aspetto di questo stato delle cose è che bloccando la parte più ricca dell’Ucraina, è utilizzando la leva energetica, Mosca sta riuscendo a strangolare l’economia di Kiev che con tutta probabilità non riuscirà a far fronte allo stato di crisi con l’aiuto dell’Unione Europea.

Viste queste brevi considerazioni, c’è da chiedersi quanto una Ucraina spaccata in due serva e convenga alla Russia. Probabilmente poco o niente. Questa situazione politica e sociale, però, è vicina ad un punto di non ritorno che potrebbe mettere la Russia davanti al fatto compiuto. A fronte del forte stato di crisi politica e umanitaria e della paventata balcanizzazione dello Stato ucraino, taluni politologi (russi e non) credono sia opportuno che Mosca intervenga con più fermezza per dirimere la situazione[7]. Se questo punto di non ritorno venisse raggiunto, contro l’interesse politico ed economico russo, ucraino e della grande maggioranza dei Paesi europei, i cosiddetti filo-russi avrebbero ottenuto il loro risultato ma ad un costo (di vite oltre che economico) estremamente elevato e facendo un torto – seppur indirettamente – alla Federazione russa. Al di là della provocatoria iperbole iniziale, così come la Repubblica di Salò ha significato solo un ritardo nell’accerchiamento e dell’annientamento della Germania nazista, la Repubblica di Nuova Russia potrebbe significare solo un passo in più verso l’ostile accerchiamento (politico e militare) della Federazione russa. Si potrebbe fare qualcosa per evitare tale situazione, perché non si è in una guerra mondiale e perché il Cremlino ha ancora delle buone carte da potersi giocare, a patto che si smetta di pensare che un’Ucraina divisa in due sia una buona soluzione per Mosca. L’unica soluzione per essere realmente “filo-russi” è il pensare ad un’Ucraina unita e nella sfera d’influenza russa o, nell’alternativa peggiore, neutralizzata.

ucraina
Marcello Ciola

[1] Nonostante possa sembrare banale dire “immaginate di essere nel 2014”, è un invito che deve essere fatto perché sulla questione ucraina si leggono delle analisi/considerazioni/opinioni che sembrano uscite direttamente dall’istituto Luce per quanto seguono l’antistorica, antigeografica, antipolitica e antitutto dicotomia “fascismo-antifascismo”.

[2] Con lo stesso nome si chiamava il governatorato che venne creato nel 1764 dall’Impero russo.

[3] Kharkiv, Kherson, Odessa, Mykolaiv, Zaporizhia, e Dnipropetrovsk.

[4] Si potrebbe anche trattare di un ingresso vero e proprio dell’Ucraina nella NATO, dato che è ormai prassi che in seguito all’ingresso nell’Unione Europea (di cui il Trattato di Associazione rappresenta verosimilmente il passaggio precedente), uno Stato entri a far parte anche dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, quasi che esso rappresenti una sorta di “esercito europeo” – o, per meglio dire, occidentale.

[5] Neanche Yanukovich era un così strenuo difensore dell’identità russa in Ucraina e non era quel grandioso “filo-russo” che molti media hanno dipinto. Infatti, l’ex-presidente ucraino ha sempre oscillato tra est e ovest nella sua politica estera: basti ricordare a titolo di esempio la sua posizione sullo status internazionale di Kosovo, Abkhazia e Sud Ossezia.

[6] Questa carta negoziale ha sortito ben pochi effetti davanti alla fermezza (e alla scelleratezza) della politica estera di Kiev: vicini ad UE e USA senza se e senza ma, e per riprendersi l’est del Paese si utilizza la forza militare (utilizzo avallato da quelle che un tempo sarebbero state definite “potenze occidentali”).

[7] Luca Romano, Dugin: “Se non interviene Putin in Ucraina si rischia il genocidio”, Il Giornale, 5 luglio 2014. http://www.ilgiornale.it/news/esteri/dugin-se-non-interviene-putin-ucraina-si-rischia-genocidio-1034772.html [sito consultato il 7 luglio 2014].

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