L’intricato scenario iracheno: non è (solo) una questione religiosa (Ita+eng versions)

published on Mediterranean Affairs (http://www.mediterraneanaffairs.com/en/about-us/the-intricate-scenario-in-iraq-not-only-a-religious-problem.html) and Termometro Politico (http://www.termometropolitico.it/124481_lintricato-scenario-iracheno-non-questione-religiosa.html), 18 June 2014

Si combatte a 50 chilometri da Baghdad. L’ISIS (ad-Dawlat al-Islāmiyya fī’l-‘Irāq wa’sh-Shām), un gruppo jihadista takfiri[1], ha guadagnato terreno in poco tempo palesando l’inefficienza dell’esercito iracheno oltre che l’inettitudine di vari governi, occidentali e non, che hanno sottovalutato questa grossa minaccia alla stabilità e alla sicurezza.

Questa lettura, diffusa sui media ma in realtà troppo semplicistica, non considera che la situazione è frutto di un effetto “domino” che ha coinvolto e coinvolge diversi attori regionali e internazionali. La guerra in Afghanistan e soprattutto le guerre civili scoppiate nel Vicino Oriente e sulla sponda sud del Mediterraneo hanno scoperchiato un vaso di Pandora che ha portato caos in una fascia geografica che parte da Urumqi e termina nella “inespugnabile” Timbuctu. Penultimo scenario di questo spettacolare effetto domino che ha fatto saltare la testa (talvolta letteralmente) a diversi capi di Stato, è quello siriano, dove l’ISIS ha cercato di accreditarsi tra le fila dei gruppi qaedisti ma con scarso successo, trovando fino allo scorso 4 maggio l’opposizione (anche armata) dell’unica sigla qaedista siriana, Al-Nusra, che in cambio del cessate il fuoco ha ottenuto la migrazione dell’esercito di Al-Baghdadi (il misterioso capo dell’ISIS) verso il nord dell’Iraq[2]. Usando una efficace strategia militare, l’ISIS è riuscita ad affermarsi militarmente in maniera rapida facendo affidamento su una variegata lista di alleati che comprende ex baathisti (i veterani dell’Esercito degli uomini dell’ordine di Naqshbandi) e gruppi jihadisti sunniti curdi (Ansar al-Islam)[3] e cavalcando il generale malcontento presente nella regione a nord del Paese verso la mala-gestione politica ed economica del governo filo-sciita di Al-Maliki, sostenuto dall’improbabile duo Washington-Teheran[4].

Inutili le lamentele del Presidente iracheno che ha puntato il dito verso Qatar e Arabia Saudita accusandoli di aver finanziato e armato i gruppi jihadisti attivi in Siria ed Iraq[5]: l’ISIS ha sicuramente cavalcato l’onda degli aiuti (neanche troppo segreti) degli americani e delle monarchie del golfo, ma sia gli Stati Uniti che i loro alleati mediorientali hanno da tempo “perso il boccino” del gioco. Non era la nascita di un califfato in Medio Oriente quello che gli americani volevano inizialmente[6] e l’Arabia Saudita (così come il Qatar) hanno dimostrato che potendo scegliere tra i cosiddetti fondamentalisti e più miti e obbedienti, seppur laicissimi, alleati, hanno scelto questi ultimi[7]. Infatti, già da tempo i gruppi jihadisti hanno imparato a procurarsi da soli le armi e il denaro razziando tutto ciò che potevano e l’ISIS in particolare occupando la parte nord dell’Iraq si è appropriata di enormi quantità di denaro e oro che, secondo alcuni calcoli, consentirebbe all’organizzazione terroristica non solo di pagare i propri guerriglieri per circa un anno senza far ricorso ad ulteriori riserve di denaro, ma anche di diventare la più ricca organizzazione terroristica al mondo[8], rappresentando, così, una minaccia alla sicurezza di tutte le “nazioni infedeli” (cioè, potenzialmente tutte)[9].

Questa enorme ricchezza ha attirato combattenti dalla maggior parte degli hot-spot mondiali[10], motivati anche da una possibile gestione del commercio petrolifero. È proprio su questa questione che probabilmente si giocherà la scelta di Washington di intervenire o meno nel conflitto. Per ora, 275 truppe americane sono dispiegate a Baghdad per la difesa del personale dell’Ambasciata USA[11]; il Segretario di Stato, Kerry, ha fatto sapere che tutte le opzioni sono sul tavolo, anche eventuali colloqui con l’Iran (già presente sul territorio) per il coordinamento delle operazioni militari[12]. Nonostante queste valutazioni, l’occupazione dell’ISIS non porta solo svantaggi alla Casa Bianca. Questa situazione, infatti, se si protrarrà più del dovuto potrebbe mettere in discussione non solo la presidenza di Al-Maliki[13] ma anche il giro di affari legato ai contratti petroliferi: ad oggi, la Cina compra la metà della produzione petrolifera irachena e investe moltissimo sull’industria estrattiva[14]; questo scenario di caos sta rappresentando un enorme danno economico per Pechino e un’opportunità per Washington.

Come si può osservare da questa sintesi, la situazione è parecchio complessa e ricca di attori e di possibili scenari; sicuramente non si presta alle letture semplicistiche che riducono il tutto alla contrapposizione “sunniti-sciiti”, “Riad-Teheran”. Anzi, la fortissima varietà etnico-religiosa e i numerosi interessi politici in gioco non hanno tardato a “liquefare” ancora di più due Stati fondamentali della regione, Iraq e Siria. L’ISIS ha un chiaro obiettivo, esplicitato nel loro motto “Baqiya wa tatamaddad”, “durare ed espandersi”, e in questo scenario in continua evoluzione non resta che attendere la decisione di Washington e sperare in una tenuta delle truppe iraniane e di quelle irachene per impedire che l’ISIS si “espanda e duri” e porti ancora più instabilità nella regione.

Marcello Ciola

[1] In linea generale, takfiri è un musulmano che accusa un altro musulmano di apostasia (la parola deriva da kafir, infedele). Nello specifico del “registro giornalistico”, un gruppo tafkiri è un gruppo, generalmente sunnita, che vede il mondo diviso in due tra credenti e non credenti, e contro questi ultimi è legittimo l’utilizzo della violenza al fine di costruire uno Sato islamico secondo le prescrizioni del Corano. Robert Baer, The Devil We Know, Crown, New York 2008.

[2] Anon., Syria: Al-Nusra Front agrees to end fighting with ISIS, Asharq Al-Awsat. http://www.aawsat.net/2014/05/article55331936 [sito consultato il 17 giugno 2014].

[3] Jacob Siegel, ISIS’s secret Allies, The Daily Beast. http://www.thedailybeast.com/articles/2014/06/13/isis-s-secret-allies.html [sito consultato il 17 giugno 2014].

[4] Al-Maliki ha optato per una gestione centralizzata delle risorse petrolifere che sono situate per la maggior parte sul territorio del kurdistan iracheno, con la promessa (non mantenuta) di reinvestire buona parte dei proventi derivanti dalla vendita dell’oro nero. Questo ha creato non pochi problemi tra il capo di Stato iracheno e Barzani, presidente della regione a maggioranza curda dell’Iraq. Anon., Lo scontro sul petrolio fra Baghdad e il Kurdistan minaccia l’unità dell’Iraq, Asianews http://www.asianews.it/notizie-it/Lo-scontro-sul-petrolio-fra-Baghdad-e-il-Kurdistan-minaccia-l’unit%C3%A0-dell’Iraq-30094.html [sito consultato il 17 giugno 2014].

[5] Anon., Baghdad mette l’Arabia Saudita sul banco degli imputati, Ansa.it http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/06/17/baghdad-mette-larabia-saudita-sul-banco-degli-imputati_4a793e56-cf3a-4f0a-b043-b1f0799c5408.html [sito consultato il 17 giugno 2014].

[6] Sergio Romano, La rinascita del califfato, Il Corriere della Sera. http://www.corriere.it/editoriali/14_giugno_12/rinascita-califfato-af770062-f1ef-11e3-9d0d-44dc1b5aab8c.shtml [sito consultato il 17 giugno 2014].

[7] Ci si riferisce al caso egiziano che ha visto l’Arabia Saudita strizzare l’occhio agli eredi di Mubarak piuttosto che ai Fratelli Musulmani.

[8] Jack Moore, Mosul Seized: Jihadis Loot $429m from City’s Central Bank to Make Isis World’s Richest Terror Force, International Business Times. http://www.ibtimes.co.uk/mosul-seized-jihadis-loot-429m-citys-central-bank-make-isis-worlds-richest-terror-force-1452190 [sito consultato il 17 giugno 2014].

[9] Persino la Giordania, intimorita da un’eventuale escalation sul proprio territorio, ha giocato la sua “carta” contro l’ISIS liberando il leader salafita anti ISIS Assem Barqawi, meglio conosciuto come Mohammad al-Maqdesi, in modo da evitare la penetrazione di frange ultra-estremiste sul proprio territorio. Areej Abuqudairi, Jordan releases anti-ISIL Salafi leader, AlJazeera. http://www.aljazeera.com/news/middleeast/2014/06/jordan-releases-anti-isil-salafi-leader-2014617121457552506.html [sito consultato il 17 giugno 2014].

[10] Circa 30.000 secondo diverse fonti internazionali. Anon., Iraq: Isis contro esercito Baghdad, uomini e armi, Ansa.it. http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/06/17/iraq-isis-contro-esercito-baghdad-uomini-e-armi_29bc0725-1f0f-4a43-a72e-e460f2ec7587.html [sito consultato il 17 giugno 2014].

[11] Anon., US to deploy 275 troops to Iraq, AlJazeera America. http://america.aljazeera.com/articles/2014/6/16/iraq-tal-afar-isil.html [sito consultato il 17 giugno 2014].

[12] Giordano Stabile, Iraq, rallenta l’avanzata dell’Isis. Kerry: pronti a collaborare con l’Iran, La Stampa. http://www.lastampa.it/2014/06/16/esteri/iraq-rallenta-lavanzata-dellisis-kerry-pronti-a-collaborare-con-liran-mdfbHYw5ajl9yvbeJITHtO/pagina.html [sito consultato il 17 giugno 2014].

[13] E, quindi, la vicinanza politica dell’Iraq all’Iran, un’amicizia che ha sfidato l’embargo statunitense a Teheran con la firma di fruttuosi accordi commerciali.

[14] Teddy NG, China pledges to pump more funds into Iraq’s oil sector, infrastructure, South China Morning Post. http://www.scmp.com/news/china/article/1434025/china-pledges-pump-more-funds-iraqs-oil-sector-infrastructure [sito consultato il 17 giugno 2014].

THE INTRICATE SCENARIO IN IRAQ. NOT (ONLY) A RELIGIOUS PROBLEM

They are fighting just 50 kilometres from Baghdad. ISIS (ad-Dawlat al-Islāmiyya fī’l-‘Irāq wa’sh-Shām), a jihadist takfiri[1] group, has gained ground in a short time revealing the inefficiency of Iraqi army and the incompetence of the different governments, which have underrated this big threat to the stability and the safety.

This analysis, popular on media but too simplistic, does not consider that the situation is the result of a “domino” effect that has involved, and is still involving, different regional and international actors. The war in Afghanistan, and especially all the civil wars in the Near East and in the Southern Mediterranean, have opened up a Pandora’s box, causing chaos in a geographical area starting from Urumqi and ending in Timbuctoo, the “impregnable”. Syria is the penultimate scenario of this spectacular domino effect that has blown out the head of many political leaders (literally, sometimes).

In Syria, ISIS has tried to get consent through the ranks of Qaedist groups but it’s failed and had the opposition (armed opposition, too) of Al-Nusra, the only Qaedist signature in Syria, until May 4th; Al-Nusra got that Al-Baghdadi’s army (Al-Baghdadi is the mystery leader of ISIS) moved to Northern Iraq[2], by calling a ceasefire. By using an effective military strategy, ISIS quickly succeeded to impose itself militarily by relying on many different allies, including ex-Baathist members (veterans of the Army of the Men of the Naqshbandi Order) and jihadist Sunni groups (Ansar al-Islam)[3], and taking advantage of general discontent with Al-Maliki pro-Shiite government, supported by the unlikely couple Washington-Teheran[4].

Iraqi President’s complaints were ineffective: he pointed his finger at Qatar and Saudi Arabia and accused them of funding and arming jihadist groups in Syria and Iraq[5]. ISIS definitely took advantage of aid (not so secret) from US and the Gulf Monarchies, but both US and its Middle East allies have lost control of it. At the beginning, Americans didn’t want to establish a caliphate in the Middle East[6]; Saudi Arabia – and Qatar as well – decided on good-natured, obedient and lay allies, even though they would choose between these one and the so-called fundamentalists[7]. In fact, it has been a long time since they procured weapons and money on their own, by plundering everything; in particular, ISIS occupied Northern Iraq and stole a large amount of money and gold: according to some estimates, this would allow the terrorist organization not only to pay its own guerrilla fighters for a year without spending its savings, but also to become the richest terrorist organization in the world[8], thus representing a threat to the safety of the “faithless nations” (each country potentially is)[9].

Fighters from most worldwide hot-spots are attracted to this great prosperity[10], also because managing petroleum business could be possible. Maybe Washington’s decision to intervene or not in the war might depend on this matter. 275 US troops are deploying to Baghdad for the purpose of protecting US Embassy’s personnel[11]; Kerry, US Secretary of State, said that they are considering all options available to them, opening also talks with Iran (that has already taken place in the area) to coordinate military operations[12]. Despite these analyses, occupation by ISIS causes damage not only to the White House. In fact, if this situation lasts a long time, it may challenge not only the Presidency of Al-Maliki[13] but also business relating to petroleum contracts: China is buying half of Iraqi oil production and is investing in mining industry now[14]; this complicated scenario represents a great economic damage to Beijing and an opportunity for Washington.

This synthesis shows that this is a tricky situation, full of actors and possible scenarios; it does not lend itself to simplistic interpretations, reducing everything to the opposition between Sunnis and Shiites or Riyhad and Teheran. Or rather, great ethno-religious variety and many political interests have even more “liquefied” two countries, which are essential for religion, Iraq and Syria. ISIS objective is clear, as suggested by its slogan”Baqiya wa tatamaddad”, which means that the Islamic state “is here to stay and it is spreading”. In a changing scenario like this we have only to wait for Washington’s decision, to hope Iranian and Iraqi troops will hold out and prevent ISIS from “staying and spreading”, causing even more instability in the area.

 

 


[1] In general, a takfiri is a Muslim who accuses another Muslim of apostasy (the word derives fromkafir, infidel). In the “journalistic style”, a takfiri group is a group, usually Sunni, that distinguishes between believers and unbelievers. Violence is just against unbelievers in order to create an Islamic State, according to the precepts of the Koran. Robert Baer, The Devil We Know, Crown, New York 2008. 

[2] Anon., Syria: Al-Nusra Front agrees to end fighting with ISIS, Asharq Al-Awsat.http://www.aawsat.net/2014/05/article55331936

[3] Jacob Siegel, ISIS’s secret Allies, The Daily Beast.http://www.thedailybeast.com/articles/2014/06/13/isis-s-secret-allies.html

[4] Al-Maliki chose a centralized management of petroleum resources, mainly located in Iraqi Kurdistan, promising (but he never kept his promise) to invest again  the proceeds from the sale of the black gold. This caused a problem between the leader of Iraq and Barzani, the president of the Kurdish-majority region of Iraq. Anon., Lo scontro sul petrolio fra Baghdad e il Kurdistan minaccia l’unità dell’Iraq, Asianews http://www.asianews.it/notizie-it/Lo-scontro-sul-petrolio-fra-Baghdad-e-il-Kurdistan-minaccia-l’unit%C3%A0-dell’Iraq-30094.html

[7] We are referring to the Egyptian case, in which Saudi Arabia winked at Mubarak’s successors rather than at the Muslim Brotherhood.

[8]Jack Moore, Mosul Seized: Jihadis Loot $429m from City’s Central Bank to Make Isis World’s Richest Terror Force, International Business Times. http://www.ibtimes.co.uk/mosul-seized-jihadis-loot-429m-citys-central-bank-make-isis-worlds-richest-terror-force-1452190

[9]  Even Jordan, frightened by a possible escalation on its own area, played its cards against ISIS, by setting Assem Barqawi free, anti-ISIS Salafi leader, better known as Mohammad al-Maqdesi, in order to avoid the penetration into its own area by ultra-extremist fringes. Areej Abuqudairi, Jordan releases anti-ISIL Salafi leader, AlJazeera. http://www.aljazeera.com/news/middleeast/2014/06/jordan-releases-anti-isil-salafi-leader-2014617121457552506.html

[10]They are about 30.000, according to many international sources.  Anon., Iraq: Isis contro esercito Baghdad, uomini e armi, Ansa.it. http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/06/17/iraq-isis-contro-esercito-baghdad-uomini-e-armi_29bc0725-1f0f-4a43-a72e-e460f2ec7587.html

[11]Anon., US to deploy 275 troops to Iraq, AlJazeera America.http://america.aljazeera.com/articles/2014/6/16/iraq-tal-afar-isil.html

[12] Giordano Stabile, Iraq, rallenta l’avanzata dell’Isis. Kerry: pronti a collaborare con l’Iran, La Stampa. http://www.lastampa.it/2014/06/16/esteri/iraq-rallenta-lavanzata-dellisis-kerry-pronti-a-collaborare-con-liran-mdfbHYw5ajl9yvbeJITHtO/pagina.html

[13] Therefore, the political proximity between Iraq and Iran, a relationship that faced the US embargo against Teheran, by stipulating useful commercial agreements.

[14]Teddy NG, China pledges to pump more funds into Iraq’s oil sector, infrastructure, South China Morning Post. http://www.scmp.com/news/china/article/1434025/china-pledges-pump-more-funds-iraqs-oil-sector-infrastructure

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