Quo vadis Ungheria? Il cammino della tradizione.

Con le ultime elezioni parlamentari dell’11 e 25 aprile 2010[1], il partito conservatore del Primo Ministro Victor Orban,  il Fidesz[2], ha ottenuto il 52,73% dei voti e più dei due terzi dei seggi del parlamento. Orban ha vinto cavalcando l’onda della crisi finanziaria del Paese, la perdita di credibilità dell’opposizione[3] e soprattutto proponendo la riforma costituzionale tanto attesa dal Paese. L’Ungheria, infatti, fino al 25 aprile 2011 (data dell’approvazione della nuova Costituzione) era l’unico Paese ad avere ancora la Costituzione comunista del 1949, modificata per garantire uno Stato di diritto.

Proprio la nuova Costituzione ha attirato l’attenzione dei mass media e delle istituzioni europee e acceso un forte dibattito tra i politologi sulla direzione intrapresa dal nuovo governo conservatore sia in politica estera che in politica interna. Le questioni sono molteplici: c’è chi ha paventato lo sviluppo di una dittatura, chi un’uscita dall’Unione Europea, chi una normalizzazione forzata e chi uno “spostamento ad est” della politica estera magiara. Una risposta a queste questioni può essere suggerita da alcune considerazioni sulla storia e, quindi, sulle tradizioni del popolo ungherese, che possono servire come “chiave di lettura” della nuova politica, interna ed estera, di Orban.

I popoli dell’Est, Santo Stefano e la dominazione sovietica.

Sulle origini del popolo magiaro, sia dal punto di vista etnico che linguistico[4], c’è ancora un forte dibattito. Le teorie più note sono quella Ugro-Finnica, quella turanista o orientalista, quella magiaro-uigura, la Hun-Avar theory e la teoria dei “magiari bianchi e magiari neri”[5]. Senza entrare nel merito di ogni teoria, possiamo risalire ad un minimo comun denominatore anche se comunque poco preciso: il popolo ha avuto origine su un’area che va dalla odierna Mongolia alla zona dei bassi Urali, dal nord dell’Iran fino all’attuale area dell’Okrug autonomo di Khanty-Mansi, nel distretto federale degli Urali ma geograficamente collocato nella Siberia occidentale.

Prima di trasferirsi nella zona dei Carpazi, le tribù magiare sostarono nella regione dell’Etelköz (“terra tra i due fiumi”) situata a nord-nord-ovest rispetto al Mar Nero. In questo periodo, si erano distaccati dall’Impero Khazaro, con cui continuarono ad avere degli ottimi rapporti. In seguito alle invasioni dei mercenari bulgari di Simeone I di Bulgaria che mal sopportava la pressione magiara a nord est e quella bizantina a sud, i magiari, condotti da Árpád d’Ungheria, si spinsero ad ovest e occuparono la Pannonia.

Le prime fonti scritte testimoniano che migrarono da est ad ovest, stabilendosi nel bacino dei Carpazi nel IX° secolo d.C., vivendo circondati da popolazioni indoeuropee[6].  I rapporti con l’Impero Bizantino furono buoni fino a quando l’esigenza di contenere il comune nemico bulgaro permase. Quindi, stando alle prime fonti scritte, il governo ungherese istituì la giornata della Magyar honfoglalás (la conquista ungherese) collocandola cronologicamente nell’anno 895, data di compromesso tra il 888 e il 900[7].

Altro passaggio importante della storia ungherese fu quando il principe di Nitra, Vajk, riuscì ad ottenere il totale controllo dei popoli magiari e assunse il nome di Stefano I d’Ungheria. Stefano era sposato con Gisella di Baviera e da qualche tempo la sua stirpe (quella degli Árpád) volgeva lo sguardo ad occidente non solo per saccheggiare ma anche per combinare matrimoni con nobili europei. Nel 1006 riuscì a riunificare (con l’aiuto dei germani) tutte le tribù magiare; la tradizione vuole che il 20 agosto[8] dell’anno 1000, Stefano venne elevato a rango di Re e il Papa Silvestro II gli inviò una corona d’oro e pietre preziose, la croce apostolica e una lettera di benedizione. Il giorno di Natale dello stesso anno fu incoronato come Re Cristiano di Ungheria. Tutto ciò rientrava nel disegno dell’Imperatore Ottone III di voler espandere il grande Sacro Romano Impero. In quel momento, Stefano I cambiò il corso degli eventi mischiando le radici storiche, etniche e linguistiche asiatiche dell’Ungheria, con la radice della Cristianità che legava, in quel tempo, la stragrande maggioranza dei popoli europei.

L’Ungheria continuò a prosperare sotto la doppia identità, europea e magiara, fino al 1526, quando fu sconfitta dall’esercito turco e venne smembrata per poi essere riunita nel 1699 (pace di Carlowitz) e posta sotto l’autorità dell’Impero Asburgico. La situazione di convivenza con la corona austriaca continuò con non poche difficoltà fino alla dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico nel 1918.

L’Ungheria cadde in una guerra civile in cui si scontrarono i comunisti di Bela Kun e i reazionari dell’Ammiraglio Horthy; quest’ultimo sconfisse l’avversario e come tutti gli Stati usciti martoriati dal regime imposto da Versailles impostò la sua politica estera sul revisionismo dei trattati[9] e sull’ostilità nei confronti dei suoi vicini Romania, Jugoslavia e Cecoslovacchia che erano in alleanza tra di loro (Piccola Intesa) proprio per contenere le mire espansionistiche ungheresi. Questo atteggiamento sfociò in un forte nazionalismo (che era evidente anche nella politica antiasburgica dell’ammiraglio) e nella vicinanza ai fascismi (italiano, austriaco e tedesco) che porterà l’Ungheria a schierarsi con l’Asse nella Seconda Guerra Mondiale e a subire anche un breve periodo di occupazione tedesca.

Al termine del secondo conflitto mondiale, l’Ungheria si ritrovò nell’Impero Sovietico. L’occupazione comunista rivoluzionò tradizioni, usi, abitudini (sociali ed economiche oltre che politiche) del popolo magiaro, che fu “snaturato” e sicuramente subì molto più di altre realtà nazionali il dominio comunista. In quaranta anni di regime, il malumore nei confronti della classe dirigente sovietica (e dei russi in generale) crebbe e le conseguenze di quest’odio si sono riverberate nelle relazioni russo-ungheresi almeno fino alla prima metà dello scorso decennio.

Orban, il passato nel presente verso il futuro.

Come dicevo nell’introduzione, porre l’accento su determinati aspetti della storia dell’Ungheria è fondamentale per comprendere quanto sta succedendo nel presente. L’entrata nell’Unione Europea avvenuta nel 2004 non rappresenta una formalità o una decisione a interesse meramente economico (come è stato per alcuni degli Stati). È stata una scelta spinta dalla consapevolezza che l’apice della storia magiara è stato (ed è) europeo; l’Europa ha rappresentato e rappresenta la loro casa. Purtroppo, l’ingresso è avvenuto in un periodo buio del continente, in cui l’Unione Europea è in una profonda crisi identitaria e le contraddizioni interne emerse prima dalla “guerra al terrorismo” e poi dalla crisi economica, hanno finito per mettere in ginocchio non solo i rapporti interstatali ma anche quelli intrastatali.

L’esigenza di superare la crisi economica odierna[10] e di andare definitivamente oltre l’era del comunismo cambiando la Costituzione, hanno portato a delle conseguenze sia in politica interna ma soprattutto in politica estera.

Politica interna.

Nel 2010 non bastavano le forti misure economiche e i programmi del FMI per uscire dalla crisi. Anzi, questi ultimi, rifiutati dal presente governo Fidesz per via di una condizionalità troppo asfissiante, rischiavano di aggravare ancora di più la crisi economica del Paese. Quello che serviva era una rivoluzione culturale[11] riconosciuta costituzionalmente e attuata nei fatti. Ed è così che arriva la nuova Costituzione dopo solo un anno di governo. Nel Preambolo, chiamato Nemzeti Hitvallás (professione di fede nazionale), riscontriamo subito l’importanza della storia ungherese, di Santo Stefano come Padre della Patria, della religione Cristiana quale primo passo per l’integrazione a pieno titolo dei popoli europei e il ripudio dei totalitarismi come nazismo e comunismo. L’importanza data alla famiglia come nucleo tradizionale della società magiara, fondata sull’unione eterosessuale e sulla procreazione, è sancita costituzionalmente[12] e nella sezione Libertà e Responsabilità la famiglia e lo Stato sono al centro per quanto riguarda la tutela della dignità[13] e della vita[14] e il diritto alla cultura.

Quello che ha suscitato più polemiche, all’interno come all’esterno dei confini ungheresi, appartiene al lato economico e giuridico. Dal primo punto di vista, la nuova Costituzione si pone a difesa del consumatore, tutelando una concorrenza leale contro l’abuso di posizione dominante sul mercato (art. M); questo ha portato il governo a tassare gli investimenti esteri più ingenti che rischiavano di creare situazioni di monopolio sul mercato, l’Assemblea Nazionale ha anche tassato le banche, le ha costrette a ripagare alcuni debiti da loro contratti in valuta estera (vietando i mutui in valuta estera che facevano da concorrenza con quelli nazionali), ha nazionalizzato 10 miliardi di fondi pensione privati e ridotto di 9 punti le tasse sulle imprese nazionali. Inoltre, la persecuzione di un “bilancio equilibrato, trasparente e sostenibile” (art. N c. 1) vincola tutti gli organi e le istituzioni dell’Ungheria (c. 2 e 3); il Presidente della Banca Centrale è di nomina Presidenziale e dura in carica 6 anni, non può contraddire con i suoi decreti quelli del Parlamento o del Governo. Le novità non finiscono qui: il governo è entrato in “incidente diplomatico” con due colossi dell’industria agroalimentare, la Monsanto e la Pioneer, per via della decisione del Ministero dell’Agricoltura di distruggere 1000 ettari di mais contaminato (Ogm)[15]. Questa decisione si basa su di una normativa stringente in materia che vieta il commercio e la coltivazione su suolo ungherese di prodotti transgenici. Questa norma è fondata ancora una volta su alcune disposizioni costituzionali che impongono la tutela del patrimonio naturale della nazione da preservare per le generazioni future (art. P[16]). Questo probabilmente non gioverà nel breve periodo all’economia magiara[17] ma lascia intuire quanto peso il nuovo governo dia all’economia e quanto ne dà invece alla cultura, alla terra, alla tradizione e alle generazioni future come base per lo sviluppo armonioso della società. A riprova di quanto appena detto, interviene anche un altro articolo costituzionale (art. R c. 3) che impone che le norme della Legge Fondamentale siano interpretate in armonia con il loro fine, con la Professione di fede nazionale e con le conquiste della costituzione storica.

La riforma della giustizia e in particolar modo di quella costituzionale ha dato spazio a non poche critiche a livello internazionale: secondo la stampa estera e alcune istituzioni come Commissione Europea e Commissione di Venezia, l’indipendenza della Corte è minata dalla nuova Legge Fondamentale.

Cosa prevedono le nuove leggi magiare? La nuova Corte ha avuto un ampliamento dei membri (da 11 a 15), tutti questi sono eletti dall’Assemblea Nazionale con maggioranza dei due terzi e nominati dal Presidente della Repubblica. Con scrutinio segreto il Parlamento elegge il Presidente della Corte e la Corte nomina il Vice. Un quarto dell’Assemblea Nazionale, o il governo, o i giudici (rinvio pregiudiziale), o il Commissario per i Diritti Umani possono chiedere il controllo di costituzionalità delle leggi (art. 24 c.2 lett. l, e). Il Parlamento, prima della promulgazione ma una volta approvata la legge, può inviarla alla Corte per l’esame di costituzionalità (e la stessa cosa può fare il Presidente della Repubblica prima di firmarla). Il giudizio della Corte è inappellabile. Il sistema pare non essere molto diverso da quello che ha avuto la Francia per degli anni.

Queste sono state le pressioni esterne[18] che l’Ungheria ha dovuto subire a fronte delle sue riforme costituzionali. Vediamo, invece, come Orban ha reagito e come si è caratterizzata la sua politica estera.

Politica estera. Dal “más Europa, plus d’Europe, több Európa”[19] al ritorno ad Est.

L’aspetto delle relazioni internazionali dell’Ungheria può essere scisso in due fronti: quello con l’Unione Europea e quello con la Russia e i popoli centro asiatici.

L’Ungheria ha sempre mostrato un certo protagonismo in campo europeo: dal gennaio 2010 al giugno 2011, l’Ungheria ha fatto parte del trio alla Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, di cui ha avuto la presidenza vera e propria dal 1° gennaio 2011 fino alla fine del giugno 2011[20]; essendo uno Stato della mitteleuropa, ex comunista, di nuova adesione e legato a diversi gruppi europei come il Gruppo di Visegrad[21] o l’Iniziativa Centro-Europea[22], l’Ungheria si è fatta promotrice di importanti programmi sulla cittadinanza[23], sull’integrazione di Croazia e Ucraina, sul dialogo costante con i Paesi dell’Est Europeo, sullo sviluppo e l’ambiente e sulla maggiore integrazione economica per superare la crisi[24]. Inoltre, lo stesso Orban è stato molto attivo con il PPE poiché eletto per tre volte (2002, 2006 e 2009) tra i vice-presidenti del suddetto partito[25]. In seguito alla riforma costituzionale, i rapporti con l’Unione Europea hanno iniziato un lento declino. Le istituzioni europee hanno mostrato fin da subito preoccupazioni sulla riforma della Corte Costituzionale[26] e, soprattutto sull’indipendenza della Banca Centrale magiara che sarebbe ricaduta sotto controllo politico. Successivamente, le pressioni si sono fatte sentire anche circa le riforme sociali. Orban ha provato più volte a spiegare le sue ragioni non solo dinanzi al popolo ungherese (in Parlamento e per le piazze) ma specialmente davanti alle stesse istituzioni europee ma ha avuto scarso ascolto da parte di queste ultime. Le reiterate accuse e la minaccia di sanzioni, hanno indispettito non poco il Primo Ministro che dopo un primo “muro contro muro” e un invito alle istituzioni internazionali ed europee a non ingerire negli affari interni dell’Ungheria ha deciso di guardare con più insistenza verso Est.

Per tutti gli anni ’90 e per la prima parte degli anni 2000, il forte anti-comunismo di Orban è stato ben gradito all’Unione Europea, anche perché questo lo rendeva guardingo nei confronti dell’ex-dominatore sovietico. Due fattori hanno mutato quest’ultimo atteggiamento ungherese: la crescita della figura internazionale di Putin[27] e l’atteggiamento dell’UE che fa rivivere, sotto altre forme, l’incubo delle ingerenze sovietiche nella politica interna magiara.

La politica di “apertura verso Est” ricopre diversi ambiti oltre quello economico, ma è errato sottovalutare quest’ultimo importante aspetto. La questione della diversificazione economica e dell’approvvigionamento energetico rimangono centrali per un Paese piccolo e caratterizzato da penuria di risorse primarie come l’Ungheria. Perciò, la Russia[28], la Cina[29] e le Repubbliche centroasiatiche rappresentano un’ottima opportunità in questo senso.

Non è un caso che Orban ha visitato la Russia appena è stato eletto e ha dichiarato che la sua non è una semplice visita a Mosca ma è un “ritorno a casa”. L’Ungheria coltiva l’interscambio culturale con i russi attraverso lo scambio di studenti e l’istituzione di diversi centri ed associazioni culturali in entrambi i Paesi, come, ad esempio, l’Associazione Culturale Tolstoj di Budapest; però punto centrale delle relazioni tra i due Stati è la cooperazione economica[30]. Ruolo fondamentale in questo lo svolge il progetto dell’oleodotto South Stream che passerà dal Paese magiaro e porterà notevoli introiti grazie anche alla partecipazione ungherese al progetto. Altro aspetto importante è il riacquisto da parte dell’Ungheria del 21% delle azioni di Mol, il colosso energetico ungherese, precedentemente appartenute ad un altro colosso dell’energia russa, Surgutneftegas.

Il 3 maggio 2012, e per altri due giorni, Orban ha fatto una visita ufficiale ad Astana accompagnato da diverse decine di uomini d’affari per stringere rapporti diplomatici ed economici ancor più proficui con una delle potenze economiche del prossimo decennio. Orban ha definito la visita un successo, rimarcando il suo attrito verso i leader europei che “accettano solo a malincuore e con molte difficoltà” quello che il popolo ungherese ha capito già da tempo: che non si può continuare a vivere come si è vissuto finora e che è “tempo [per l’Ungheria n.d.r.] di tradurre l’alleanza strategica  in cooperazione economica” rivolgendosi verso quei “Paesi in forte espansione”[31]. Il Kazakistan ha più di 50 joint adventure con l’Ungheria che operano nel Paese e il volume di intercambio ha raggiunto grosse dimensioni. Il Kazakistan, dal canto suo, è interessato ai prodotti tecnologici ungheresi, soprattutto quelli concernenti l’agricoltura. Orban, senza troppe difficoltà ha ribadito che “noi attribuiamo grande importanza ai legami storici e culturali che uniscono i nostri popoli. Ammiro la Capitale del Kazakistan, che simboleggia il passaggio dell’umanità in una nuova fase di sviluppo. In un momento in cui gran parte del mondo è in crisi, il Paese continua a crescere”[32].

Ad una prima lettura, parrebbe che il cambio di rotta dell’Ungheria sia palese. Sono, invece, possibili considerazioni di altra natura.

Conclusioni. La forza, la fedeltà e la speranza[33].

Come dicevo nell’introduzione, un filo rosso parte dalla remota storia dei magiari e ci porta nel suo presente. Nel presente, le scelte di politica interna hanno determinato un atteggiamento differente dell’Ungheria in politica estera.

L’Ungheria non si sta allontanando dall’Europa. L’Europa è indubbiamente la sua casa naturale, la sua residenza e il luogo dove il popolo ungherese è uscito dallo stato embrionale e si è dato una identità. Lo dimostrano gli impegni profusi in ambito dell’Unione Europea e lo dimostra ancora di più la sua Costituzione che va oltre ad una visione immanente[34]della Storia e muove dalle profonde radici del popolo magiaro e dell’Europa intera[35]. Le scelte intraprese dall’Ungheria ed in particolare dalla coalizione che ha approvato la Costituzione[36], in difesa dei diritti delle minoranze[37], della supremazia della politica sulle questioni economiche, della tutela dei diritti e del rispetto delle responsabilità del cittadino, hanno riportato il Paese nel solco della tradizione europea superando definitivamente la fase di dominio sovietico.

Al contrario, si potrebbe dire che l’Europa, così come concepita negli ultimi 30 anni, si sta lentamente allontanando dalla sua “costituzione storica” e, quindi, da sé stessa[38].

L’affaccio ad Est” è inquadrabile nello stesso ragionamento: forte della sua tradizione precristiana, riscontrata negli usi e costumi richiamati non solo nelle feste popolari magiare, l’Ungheria è in grado di guardare ad Est senza troppe ambiguità, arricchendo di contenuti culturali la propria, necessaria, diversificazione e cooperazione economica con gli Stati asiatici.

In questo momento il governo ha da pensare ad una crisi economica di portata enorme, una “crisi strutturale”. Una crisi che segna il fallimento di un modus pensandi che ha portato al fallimento di questo modello d’integrazione europea; per superare questo enorme tracollo, l’Ugheria ha pensato che fosse necessario un forte stimolo verso una rivoluzione culturale (riscontrabile nella nuova Costituzione) che superasse gli steccati ideologici[39] e traghettasse il Paese verso una nuova concezione di sé per trovare migliori e più condivise risposte alla crisi che non si limitano a meri calcoli o teorie economiche. L’Ungheria guarda ad Est, ma rimane ferma su una politica pragmatica. Il popolo magiaro agisce soprattutto per se stesso, senza riconoscersi in questo o quest’altro “blocco”, sia esso europeo o euroasiatico. Certamente, il dialogo con tutte le Civiltà che la circondano, politicamente e storicamente, rimane prerogativa fondamentale per la buona riuscita della politica di Orban e per la sua rielezione nel 2014.

La forza del sostegno del popolo, la fedeltà alle proprie radici e la speranza che i primi due elementi insieme riescano a dare il giusto slancio per il futuro, sono i tre valori su cui l’Ungheria ha sempre puntato. Il Paese, seppur piccolo, ha tracciato un grande solco nella Storia europea: quello del dialogo e della pace tra Civiltà, portato avanti in maniera dignitosa e paritaria qualsiasi sia l’interlocutore. Gli Stati e le Istituzioni dell’Europa farebbero bene interrogarsi ora se prendere esempio o meno: la forza, la fedeltà e la speranza ungherese potrebbero essere lo spunto per un nuovo modello di integrazione e la nascita di un’Europa indipendente e potenza di Pace.

Marcello Ciola

Pubblicato su “Il Nodo di Gordio” Anno II, Num. 3 – Settembre 2013


[1] Le date sono due perché il sistema elettorale ungherese prevede che dei 386 membri dell’unica Camera parlamentare, 176 sono eletti in collegio uninominale con doppio turno condizionato: si accede al secondo turno se al primo turno l’affluenza è stata minore del 50% o se nessuno dei candidati ha preso il 50%+1 dei voti. In quest’ultimo caso i tre candidati più votati al primo turno accedono al secondo turno. Se all’ultimo turno si è registrata un’affluenza minore del 25% allora il seggio rimane vacante e viene a far parte dei 58 seggi di compensazione. 152 candidati sono eletti con sistema proporzionale in collegi plurinominali. La soglia di sbarramento è al 5%.

[2] Acronimo di Fiatal Demokraták Szövetsége, Alleanza dei Giovani Democratici, partito fondato dopo il crollo dell’Unione Sovietica ma con degli orientamenti ideali diversi da quelli odierni.

[3] La causa della perdita di credibilità è stata la diffusione di alcune registrazioni in cui il capo del partito socialista al governo, Ferenc Gyurcsany, confidava al sodale di partito che aveva vinto le elezioni mentendo costantemente per un paio di anni sulla reale situazione del Paese e che non erano riusciti a fare nulla per arginare i problemi che affliggevano l’Ungheria. Il testo integrale è reperibile facilmente su internet, basta cercare Ferenc Gyurcsány’s speech in Balatonőszöd in May 2006.

[4] Per un maggiore approfondimento vedere anche James Xueyuan Zhu, The Far-East Ancestors of the Magyars. A Historical and Linguistic Excavation, in International Journal of Central Asian Studies, Seoul, Edito da Choi Han-Woo

Institute of Asian Culture and Development, 1999, vol. 4.

[5] Stephen Sisa, The Spirit of Hungary, New Jersey, Vista Books, 1995, pp 1-6.

[6] Costantino Porfirogenito, De Administrando Imperio, Whashington D.C., Dumbarton Oaks, 1967, p. 175.

[7] Emil Lengyel, 1,000 Years of Hungary, New York, John Day Co., 1958, p. 15.

[8] Questa data è oggi festa nazionale riconosciuta costituzionalmente all’articolo J comma 1b e comma 2 (Festa ufficiale dello Stato).

[9] I confini geografici dell’Ungheria, decisi a Versailles e validi ancora oggi, non corrispondono ai suoi confini etnici. Infatti, possiamo ritenere l’Ungheria l’unico Stato al mondo “circondato etnicamente da se stesso”: ben un terzo degli ungheresi vive fuori dai confini dell’Ungheria (5 milioni di persone). Si rimanda a immagine

[10] Crisi economica che l’Ungheria ha particolarmente sofferto: la transizione da un sistema economico comunista ad uno capitalista ha portato ad un forte deficit della bilancia dei pagamenti negli anni ‘90 e nei primi anni 2000; essendo un Paese povero di materie prime, l’Ungheria ha puntato molto sugli investimenti esteri e sulla politica fiscale (che ha portato l’Ocse a classificare il Paese come paradiso fiscale nel 2000). L’attrazione degli investimenti stranieri ha funzionato in una congettura internazionale piuttosto favorevole (quasi la totalità delle compagnie assicurative e la metà circa delle banche era in mano di compagnie non ungheresi), ma quando è subentrata la forte crisi economica, si è riproposto lo scenario già visto in altri Stati dell’Unione Europea: i capitali hanno iniziato a ritirarsi e il Paese è caduto in crisi economica. Nonostante questo, il Paese è stato l’unico in Europa a chiudere il 2011 con un rapporto debito-PIL in attivo del 4,3% (Fonti: NGM – Ministry for National Economy. EUROSTAT, Hungarian Central Statistical Office – KSH).

[11] In questo caso non in senso progressista bensì in senso “conservatore”: una riscoperta delle proprie radici.

[12] La Costituzione già nel preambolo sottolinea la sacralità del Matrimonio e della famiglia (ribadita nell’art. L), sancisce la parità di genere (art. XV c. 3) e la tutela dei genitori dei figli minorenni e viceversa dei figli maggiorenni nei confronti dei genitori bisognosi (art. XVI). Per le coppie omosessuali vi è una legge e un registro che le riconosce, ma non equipara l’unione omosessuale a quella della famiglia eterosessuale.

[13] Il principio del rispetto della dignità della persona può costituire un limite esterno alla libertà di espressione che se esercitata in maniera non adeguata a tale principio può costituire oggetto di sanzioni (soprattutto nel caso di manifestazioni di odio nei confronti di qualsiasi comunità nazionale).

[14] Questa considerata tale fin dal concepimento.

[15] Nonostante ciò, i rapporti del governo ungherese nei confronti delle altre grandi multinazionali presenti sul territorio nazionale non è peggiorato, anzi, dieci accordi importanti sono stati già siglati con Coca-Cola HBC Hungary, Richter Gedeon Nyrt., Alcoa-Köfém Kft., Daimler AG, Suzuki Hungary Zrt., Hankook Tyre Kft., Microsoft Hungary Kft., GE Hungary Kft., Stadler Trains Hungary Kft. e Tesco-Global Stores Zrt. e altri 40 sono in programma. La bilancia dei pagamenti segna una bilancia commerciale in attivo con un ritorno dei livelli di import a quelli pre-crisi e un livello delle esportazioni addirittura aumentato rispetto i valori precedenti alla crisi (Fonti: KSH – Hungarian Central Statistical Office).

[16] Vale la pena citarlo per esteso: “Le risorse naturali, in particolare il terreno agricolo, i boschi e le riserve idriche, la biodiversità e in particolare le piante e gli animali autoctoni, come pure i valori culturali, formano l’eredità comune della nazione, della cui tutela, sostentamento e custodia per le generazioni future è fatto obbligo allo Stato e a ogni persona”

[17] Anche se, Grazie al Széll Kálmán Plan 2.0, Programma di Convergenza del 2012, i risultati eccellenti dell’anno 2011 non saranno abbattuti per l’anno successivo: il risultato del rapporto debito-PIL per il 2012 si è attestato sul -2,5% (migliore risultato per quanto riguarda i Paesi V4, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) e non andrà oltre la soglia consentita dall’Europa del 3% neanche per il 2013 (Fonte: Commissione Europea).

[18] Altre questioni minori hanno fatto pressione sulla politica interna ungherese. Possiamo sceglierne tre: la questione del diritto allo studio, la questione del vagabondaggio e la questione migratoria. Per quanto concerne la prima questione, il governo Orban ha promosso una legge in cui gli studi universitari sono finanziati dallo Stato solo nel caso in cui lo studente, una volta laureato, lavori per un periodo di tempo più o meno lungo in Ungheria. Secondo la stampa estera (soprattutto europea) questo minerebbe il diritto dello studente di poter scegliere in un futuro dove poter lavorare e renderebbe meno fluida la mobilità del mercato del lavoro europeo. Sul vagabondaggio, il Parlamento approvò un emendamento costituzionale che secondo i rapporti dell’ONU criminalizzava il vagabondaggio andando contro i diritti umani delle fasce più svantaggiate della popolazione. Il governo si era detto contrario a questo tipo di interpretazione: l’inverno ungherese, particolarmente rigido, miete diverse vittime tra i senzatetto, il governo avrebbe dovuto garantire a queste persone un posto caldo e sicuro dove dormire in questo periodo tragico dell’anno. L’impegno del governo, nonostante il ritiro dell’emendamento costituzionale, è continuato investendo 2,8 milioni di euro per la costruzione di alloggi per i senzatetto (http://hungarianglobe.mandiner.hu/cikk/20130123_homelessness_is_not_a_crime). La questione migratoria è ben più spinosa. Per come le notizie sono state scritte sui giornali, pare che la nuova Costituzione e il nuovo governo magiaro, tacciato di autoritarismo tout court, abbiano indotto mezzo miliardo di ungheresi ad emigrare all’estero. Le notizie, così come esposte sono del tutto parziali e faziose: infatti, se andiamo a studiare i dati Eurostat (eccellentemente comparati in queste slide http://www.tarki.hu/hu/news/2012/kitekint/20120921_Hars_migration.pdf) ci accorgiamo come il fenomeno migratorio coinvolge tutta l’Europa da almeno un paio di anni (soprattutto l’Europa dei Pigs) e l’Europa dell’Est in particolare dal 2005, quando il fenomeno è cresciuto in maniera esponenziale (spinto sia dall’ingresso di nuovi Stati nell’Unione Europea e sia dalla crisi economica che ha colpito questo “ventre molle” europeo). Anzi, le migrazioni europee interesserebbero l’Ungheria in quantità addirittura minori rispetto ad altri Paesi della stessa area geografica. L’emigrazione è frenata anche grazie alla nuova politica del lavoro che attraverso strumenti come il Public work programme, il Job Protection Plan, o il Career Path Model for Teachers, ha consentito al Paese di avere un aumento dell’occupazione (Fonte: EUROSTAT) che secondo le proiezioni Eurostat crescerà ancora nei prossimi anni (ora la disoccupazione è al 10,6%, leggermente inferiore alla media europea dell’11% e inferiore di quasi due punti rispetto l’AreaEurohttp://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php?title=File:Unemployment_rates,_seasonally_adjusted,_April_2013.png&filetimestamp=20130531083134). Comunque, non entreremo in questa sede nel merito della questione migratoria ungherese.

[20] Il trio era composto da Spagna, Belgio e Ungheria. Sicuramente il periodo in cui questi tre Stati hanno condiviso questa importante carica è uno tra i più delicati di tutta la storia europea.

[21] http://www.visegradgroup.eu/. La città di Visegrad, dove il gruppo ha firmato il trattato di cooperazione all’integrazione che ha dato vita a questo gruppo (noto anche come V4), ha una forte connotazione simbolica:qui, nel 1335 si tenne un’importante conferenza organizzata da Carlo I d’Ungheria (Carloroberto) a cui parteciparono anche Casimiro III di Polonia e Giovanni I di Boemia. Il gruppo costituito ebbe la funzione di ricompattare i tre regni attorno ad una alleanza anti-asburgica. Dopo 4 anni si tenne una seconda conferenza in occasione della morte di Casimiro, in cui il figlio di Carloroberto, Luigi I, avrebbe ereditato il trono (vacante) del regno di Polonia.

[22] http://www.cei.int/. Gruppo di cooperazione all’integrazione politica, economica e sociale.

[24] http://www.eu2011.hu/files/bveu/documents/HU_PRES_STRONG_EUROPE_EN_3.pdf. Per un sunto dell’operato dell’Ungheria durante il turno di presidenza, consultare anche http://www.kormany.hu/en/european-union.

[26] Che comunque continua ad avere una forte capacità di bloccare importanti leggi del Parlamento ungherese, non ultima quella elettorale.

[27] Come leader post-sovietico, conservatore, patriottico e forte sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali.

[28] Il cui interscambio commerciale ha raggiunto nel 2008 la mole di 14 miliardi di dollari (10 miliardi importati dalla Russia e 4 esportati).

[29] Interscambio commerciale: 9 miliardi di dollari nel 2010. La Bank of China ha la sua sede regionale (VIII distretto) proprio in Ungheria. Ma la collaborazione con la Cina è anche politica, militare, tecnologica (http://www.fmprc.gov.cn/eng/wjb/zzjg/xos/gjlb/3175/) e culturale (http://usa.chinadaily.com.cn/china/2013-04/24/content_16441941.htm). Da segnalare l’apertura dell’Istituto Confucio all’università ELTE di Budapest che avrà un ruolo centrale per tutta l’Europa centro-orientale.

[30] http://news.kremlin.ru/news/17400. Pezzo del discorso di introduzione alla visita di Orban in Russia.

[31] http://www.hungarianambiance.com/2012/05/orban-this-trip-was-resounding-success.html. Le affinità culturali tra i due Paesi sono coltivate da diversi istituti e fondazioni comuni (anche con altri Stati dell’area) come, per esempio, la fondazione magiaro-turanica (Magyar-Turàn Alapitvàny).

[33] All’interno della Costituzione, all’articolo I c. 2, viene spiegato che i colori della bandiera ungherese rappresentano la forza, colore rosso, la fedeltà, colore bianco e la speranza, colore verde.

[34] Visione legata agli ultimi cento o duecento anni di storia, disastrosi per la Storia mondiale ma anche e soprattutto per la Storia ungherese.

[35] È emblematico il riferimento alle “conquiste della Costituzione Storica”.

[36] Che ricordo rappresenta circa il 70% degli ungheresi.

[37] Che siano sociali o etniche non importa, il governo ha mostrato uno spiccato attivismo nei confronti delle fasce meno agiate della popolazione e nei confronti delle minoranze, soprattutto Rom ed Ebree. Basti ricordare l’impegno profuso per i senza tetto; il Congresso Mondiale Ebraico tenuto in questi giorni a Budapest, dove ci sono 24 sinagoghe e una delle comunità ebraiche più grandi d’Europa; le numerose organizzazioni ebraiche visibili direttamente sul sito degli ebrei ungheresi (http://www.zsido.hu/guide/english.htm); inoltre, il partito al governo, Fidesz, ha eletto al Parlamento Europeo la prima donna rom della storia delle istituzioni europee, Lívia Járóka, e seconda parlamentare rom in assoluto.

[38] È impossibile creare una “Unione” di popoli così eterogenei, antichi e ricchi di tradizioni diverse pensando ad una mera unione monetaria, scevra di contenuti importanti e di posizioni rilevanti al suo interno (che vadano oltre la legislazione ipertrofica caratteristica dei moloch burocratici) e all’esterno. L’Europa ha una Storia comune che non è la storia dell’integrazione che parte dal ’45. L’integrazione europea parte da molto più lontano nel tempo.

[39] Ricordo il disprezzo verso comunismo e nazismo presente nel Preambolo.

A_magyarok_vandorlasa

 

Distribuzione degli Ungheresi.

Distribuzione degli Ungheresi.

Europa attorno al 900 d. C.

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Una risposta a Quo vadis Ungheria? Il cammino della tradizione.

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