Destino beffardo per Chris Stevens, (ex) ambasciatore Usa in Libia.

11 settembre. La data che più di tutte rappresenta gli Stati Uniti e i sentimenti del resto del mondo nei loro confronti. Una federazione, quella statunitense, che ci ha abituato a innumerevoli operazioni di intelligence, trame internazionali studiate a tavolino per garantirsi l’amore e la cieca fedeltà di alcuni, ma che hanno suscitato l’odio, la disillusione e la voglia di disilludere di altri.

Proprio durante l’11/9, una folla si è radunata davanti al consolato statunitense a Bengasi per protestare contro un film anti-islamico. Per motivi ancora non chiari, la folla ha assaltato il consolato appiccando il fuoco e uccidendo tre marines e l’ambasciatore Usa Chris Stevens.

La versione delle autorità libiche dice che i marines di guardia avessero sparato sulla folla per disperdere la manifestazione. Una versione che personalmente non mi stupisce, abituato a vedere marines sparare proiettili sui civili come se fossero bolle di sapone, lanciare bombe come se fossero caramelle e non avere il minimo rispetto per i morti e, figuriamoci, per i vivi.

Dagli Stati Uniti sono arrivate versioni diverse: la Cnn dice che è stata l’operazione di un commando di una ventina di miliziani di Al-Quaeda che si sono staccati dalla manifestazione per aggredire marines e il corpo diplomatico con bazooka e mitra, il film è stato solo un pretesto. Un think tank londinese, Quilliam, dice invece che è stata una vendetta per l’uccisione del n°2 di Al-Quaeda in Pakistan durante il giugno scorso.

Al di là di come sono andati i fatti, l’ormai ex ambasciatore Stevens è stato vittima di un destino più che beffardo. Durante la rivolta libica aveva sostenuto i ribelli con convinzione, contribuendo a creare la Libia libera, democratica e moderna (ergo, occidentalizzata)… o almeno così sarebbero dovuti andare i fatti secondo uomini politici e funzionari statunitensi e secondo anche a tantissimi (pseudo) giornalisti occidentali(zzati). Invece, quel popolo che Stevens pensava di aver mutato con uno schiocco di dita, anzi, di bomba, gli si è rivoltato contro, uccidendolo. Lui ha liberato la Libia da Gheddafi e i libici hanno liberato lui per sempre.
Numerose sono le constatazioni che si possono fare (e sono state fatte) sulla prepotenza degli Stati Uniti di voler “esportare la democrazia” e sull’assurdità di questo concetto che si basa su pochi presupposti ma tutti completamente errati come “la democrazia è un sistema che va bene per tutti i popoli della terra” o “liberato il popolo dal “tiranno” questo vestirà blue jeans e t-shirt, berrà Coca Cola, mangerà McDonald e continuerà a pregare verso la Mecca ma con un perfetto accento americano e magari una sola volta al giorno altrimenti la produttività ne risente negativamente” ma non voglio ora fare questo genere di osservazioni. Piuttosto, vorrei porre delle domande.

Come mai si è parlato solo della protesta libica e, collateralmente di quella egiziana, quando proteste contro ambasciate statunitensi si sono avute anche in Israele, Yemen, Sudan, Kashmir, India, Bangladesh, Indonesia, Iran, Tunisia (dove una scuola americana ha preso fuoco), Libano (dove un ristorante americano è stato incendiato), Siria, Pakistan e Quatar? Come è possibile che la folla non si sia dispersa in seguito allo scontro tra milizie e marines?! Alla luce di immagini che vedevano la folla continuare la protesta e ai fatti successi al Cairo per lo stesso motivo, è giusto dire che il film era solo un pretesto?
Come mai Al-Quaeda, principale attore nella rivolta libica insieme ai mercenari qatarioti e neo (?) alleata statunitense nelle rivolte arabe, è stata indicata tra i responsabili di un gesto tenutosi proprio l’11/9?

Due sono le possibili soluzioni e tutto dipende dalla Verità:

  • se la versione libica è vera, allora siamo difronte ad un gesto di dignità di un popolo che ha ancora orgoglio da vendere e che, come anche in Egitto, si è ribellato all’ingiusta offesa a danno del loro Profeta.
  • Se la versione americana è vera, allora stiamo assistendo al solito teatrino in stile 9/11: con il passare del tempo troppe e comprovate voci hanno iniziato a circolare circa una alleanza tra Al-Quaeda e Stati Uniti per ottenere l’egemonia nella regione del Nord Africa e in quella mediorientale. Inoltre, La carica d’orgoglio che ha spinto gli americani (e tanti europei) a credere nella lotta al terrorismo, scaturita dagli attentati alle Torri Gemelle, sta esaurendosi. La semplice commemorazione dei morti e dei fatti del 2001 non basta più. Serve altro sangue e, soprattutto, serve ricordare all’occidente chi è il (falso) nemico. Quale migliore modo per cogliere tre piccioni con una fava? Con la morte di Chris Stevens (ahimè, nella parte della fava) gli Stati Uniti hanno ora l’opportunità di scrollarsi da sopra le voci sul suo rapporto con Al-Quaeda (primo piccione), hanno l’opportunità di rilanciare la sfida all’Islam e lo scontro di civiltà (secondo piccione) e, cosa ben più importante, hanno il pretesto per militarizzare ancora di più la regione (terzo piccione). Droni, due navi da guerra e 200 marines sono già in partenza verso la libia, ufficialmente per la protezione del corpo diplomatico statunitense. Siamo solo all’inizio?
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4 risposte a Destino beffardo per Chris Stevens, (ex) ambasciatore Usa in Libia.

  1. missannanever ha detto:

    Concordo col ritenere gesti di dignità e orgoglio, se pur violenti, quelli rivolti ad un’ America entrante e nemica da parte dei diversi Paesi (si può ritenere quella americana una vera e prorpia invasione). “Ingiusta offesa a danno del loro profeta” invece trovo che sia alquanto pretestuoso, Un po’ perchè il video non è di matrice americana e un po’ perchè esiste un principio di reciprocità che nessuno dei Paesi musulmani rispetta.

    • cmarcello ha detto:

      Il video è stato girato in Usa, prodotto, promosso e diffuso lì.

      Il Rispetto delle culture altrui prescinde da un principio di reciprocità (categoria quasi esclusivamente giuridica). I mussulmani hanno un profondo rispetto delle altre religioni, soprattutto per le cosiddette ‘religioni del Libro’. Sono i politici che (in alcuni Stati) strumentalizzano la religione per assoggettare la società.

      Qualsiasi offesa nei confronti di una qualsiasi divinità per me è ingiusta.

  2. missannanever ha detto:

    Ingiustizia sufficiente a giustificare violenza? non sarà un tantino strumentalizzata questa “vendetta religiosa”? il mio non è un guidizio di valore, giusto o sbagliato, penso però che più che vendetta per ripristinare l’onore del Dio si tratti di rabbia accumulata nei confronti dell’ America. Insomma, chiamiamo le cose per quello che sono…

    • cmarcello ha detto:

      Di sicuro è stata la goccia (ennesima) che ha fatto traboccare il vaso. La tracotanza dell’occidente nei confronti delle altre culture ha portato gradualmente a questo e il motivo religioso è lampante in questo caso. Che poi siano anche insofferenti è vero, ma le due motivazioni (insofferenza e offesa alla divinità) non si escludono l’una con l’altra.

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