Vittorio Arrigoni e la pista israeliana.

Lungi da me sprecare parole o fare inutili e perbenisti piagnistei sulla vicenda della morte di Vittorio Arrigoni come si è fatto su facebook o sui media italiani. Vorrei piuttosto proporre due riflessioni: la prima riguardante la presentazione dei fatti sulla stampa di mezzo mondo (qualcosa in più anche) e la seconda riguardante Israele e i suoi metodi “politici”.

La stampa “occidentale”.

Leggendo la stampa italiana ho notato due tipi di reazione: quella vergognosa di testate come “il Giornale” che impietosamente additava Vittorio di essere un guerrafondaio anti-israeliano che non aveva nulla a che fare con il pacifismo, quasi a indurre il lettore a pensare che meritasse una fine del genere, e quella dei giornali come Repubblica che versavano lacrime di coccodrillo sull’assassinio di Vittorio, pur sottolineando la sua matrice anti-israeliana. Comune alle due reazioni (e, a mio modesto parere, unico scopo della divulgazione della notizia) è stata l’insistente sottolineatura del fatto che gli assassini sono stati un gruppo di salafiti, si dice lagati ad Al-Quaeda, quasi a voler discolpare Israele iniettando nel cervello del lettore l’idea che in quelle zone i palestinesi si facciano guerra tra di loro. Questo continuo risalto della matrice islamica integralista dell’assassinio mi ha messo la pulce nell’orecchio e andando un po’ più a fondo nelle ricerche i dubbi sono aumentati e le stesse dinamiche del rapimento e della morte non mi hanno molto convinto.

I “vizi occidentali” di Arrigoni.

È stato detto che i salafiti l’hanno rapito perché “diffondeva vizi occidentali”: non so a cosa si riferissero, ma Vittorio Arrigoni era perfettamente integrato con la cultura e la società palestinese e l’unico vizio che aveva era fumare la sua pipa. Fumare del tabacco ha ben poco di occidentale come vizio. Se era “scomodo” per questo motivo allora non aveva senso rapirlo: aveva più senso ucciderlo con un agguato.

Il mistero del riscatto.

È stato detto anche che i rapitori hanno chiesto un riscatto: questa è stata la cosa che più di tutte mi ha incuriosito. Come mai rapire un italiano, per di più volontario per la Palestina e la sua gente, e chiedere come riscatto la liberazione dei compagni di armi incarcerati da Hamas? Non sarebbe stato più sensato rapire un agente di Hamas? Oppure, dato che i termini del riscatto indicavano come tempo 30 ore, come mai uccidere Vittorio subito dopo la realizzazione del video del rapimento? Queste domande creano il reale sospetto che i rapitori in realtà non erano né interessati all’eliminazione di un “portatore di oscuri vizi occidentali” né tanto meno alla liberazione dei fratelli salafiti imprigionati.

Reazione del gruppo salafita.

Il gruppo salafita ha smentito ogni coinvolgimento con l’uccisione di Vittorio; personalmente non escludo che in tale frangia estremista ci possano essere gli esecutori, ma i mandanti, secondo me, sono ben al di là dei confini di Gaza, tra le file del Mossad (servizi segreti israeliani). Non sto paventando una sorta di collusione tra salafiti e israeliani, sto semplicemente dicendo che qualche militante disperato salafita, per protezione e denaro si sia venduto a Israele che ha commissionato questa uccisione.

Reazione di Israele.

La reazione di Israele è stata ben diversa rispetto quella dei salafiti: la radio israeliana ha definito Arrigoni un “useful idiot”, ma il giovane attivista di International Solidarity Movement (ISM) era già sotto il tiro dei media sionisti dal sito “Stop the ISM” e sul blog http://www.cloroalclero.com dove chi scrive, oltre ad essere vittima di censura, è ripetutamente attaccato nei commenti perchè racconta l’operato di Vittorio e critica la politica di Tel-Haviv.

La politica di Israele negli ultimi mesi.

In quest’ultimo periodo, approfittando che la stampa mondiale è concentrata su Giappone e Libia, Israele ha calcato un po’ la mano: ha ucciso molti palestinesi innocenti, ha continuato con la costruzione di colonie ebraiche all’interno dei territori controllati dall’autorità nazionale palestinese e ha inasprito il suo regime di apartheid che, soprattutto a Gaza sta diventando insostenibile per tutta una serie di restrizioni che stanno trasformando la striscia di terra in un vero e proprio campo di concentramento a cielo aperto in cui la gente o muore per le bombe dei carri armati oppure per fame e sfinimento. L’unica speranza per la popolazione sono proprio le spedizioni umanitarie (queste si che meritano tale appellativo) come la “freedom flotilla”. Israele questo lo sa, per questo sta cercando in tutte le maniere di scoraggiare questo tipo di missioni macellando la popolazione e rendendo la situazione a Gaza molto pericolosa. Anche il rapimento e l’uccisione di Arrigoni si inseriscono bene nel quadro di questa politica intimidatoria.

Enzo Baldoni, Vittorio Arrigoni e la cecità del giornalismo filo sionista.

Le modalità dell’assassinio sono le stesse che gli agenti del Mossad hanno usato in diverse occasioni, come quando, per esempio, è stato ucciso Enzo Baldoni in Iraq nel 2004: l’ostaggio viene tenuto in vita giusto il tempo di girare il video in cui fantomatici gruppi islamici richiedono riscatti improbabili e presuntuosi. È questa la maniera che ha Israele di levarsi di torno i personaggi troppo scomodi, ma i media occidentali continuano a difendere e osannare “l’unica democrazia del medio oriente”, con in testa Saviano, che nell’Ottobre 2010 aveva descritto lo Stato di Israele come uno Stato accogliente, dedito alla giustizia e all’uguaglianza, una nazione libera per gente libera. A queste affermazioni c’è stata la risposta di Arrigoni tramite un video messaggio su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=NBgI_QWgXaI&feature=share) in cui descriveva la realtà dei fatti in Israele: uno Stato in cui apartheid, imperialismo e stato di polizia si fondono perfettamente, valicando spesso i propri confini, mistificando, ove possibile, la realtà agli occhi del mondo e dove non è possibile imbavagliando, o peggio eliminando, chi cerca di raccontarla, come nel caso delle centinaia di pagine e account facebook, eliminati perché incitavano alla rivolta palestinese il 15 Maggio prossimo (due pesi e due misure rispetto alle “rivoluzioni” incoraggiate sempre tramite facebook nel Magreb e nel medio oriente), anniversario della Nakba (http://www.voltairenet.org/article169376.html) o, molto peggio, come nel caso del triste assassinio di Arrigoni.
Questa volta Israele ha fatto un autogol non solo perché l’operato di Vittorio, dopo la sua morte, è di gran lunga più seguito sui blog, social network e youtube, ma anche perché il suo esempio, il suo martirio, farà nascere altri 100 come lui che da tutto il mondo continueranno la sua fondamentale opera di sensibilizzazione.

Marcello Ciola

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3 risposte a Vittorio Arrigoni e la pista israeliana.

  1. francesco ha detto:

    Io ho visto dei filmati che mostrano Vik insieme ad altri ragazzi del International Solidarity Movement porsi come scudi umani a protezione dei contadini palestinesi intenti a raccogliere la roba con la quale sfamarsi mentre soldati israeliani gli sparavano contro ad altezza d’uomo. Le falsità scritte sui giornali di famiglia ” IL GIORNALE e LIBERO ” unite alle banalità di testate come Repubblica avranno come risultato quello di rendere sempre più difficile far capire alla gente ( abituata a fermarsi solo ai titoli ) che Israele è uno stato canaglia e criminale che da 60 anni perpetra i più odiosi crimini contro un popolo colpevole solo di voler vivere nella propria terra utilizzando gli stessi metodi che i nazisti hanno usato nei loro confronti altro che esempio di democrazia caro Saviano e caro Travaglio.

  2. cmarcello ha detto:

    pienamente d’accordo con quanto tu hai appena affermato! certi giornali e certi media (includendo come media anche Saviano e Travaglio, perchè loro non sono delle persone, ma dei mezzi di comunicazione in mano qualcuno di più importante) sono stati davvero scandalosi a descrivere la figura di Vittorio in una certa maniera. E questo giochetto non lo fanno solo con Vittorio ma con tante altre persone/enti/Stati.

  3. francesco ha detto:

    Oggi nelle piazze i professionisti del disagio dai vari palchi rifileranno discorsi conditi con parole tipo ” precario/a – disoccupata/o – globalizzazione – flessibilità ecc ” nessuno tra i vari intellettuali di sinistra, quella sinistra che io amo, ma ormai sempre più filo capitalista e fili imperialista parlerà appunto di imperialismo, questione nazionale, indipendenza economica. Mi piacerebbe che oggi nelle piazze si parlasse forte di Vik un uomo che ha dato la vita sostenendo disinteressatamente un popolo costretto da decenni a subire i soprusi e le torture da parte di uno stato armato e spalleggiato dai soliti noti. Portare la memoria di Vik nel cuore, la sua lotta per la giustizia sociale contro ogni forma di imperialismo.

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