Ahmadinejad e la sua battaglia contro il “trattato di ricatto nucleare”.

Fino a pochi giorni fa tutti i terrestri si erano quasi abituati alle dichiarazioni ecclatanti di Ahmadinejad alle conferenze internazionali, tanto da non destare più lo scalpore di una volta. Ma agli inizi di Maggio qualcosa è cambiato: è partita, nel giorno di Lunedì 3, l’ottava conferenza quinquennale di revisione del Trattato di non proliferazione delle armi nuclari (TCP), che si protrarrà fino al 28 Maggio, in cui i 189 Paesi che vi hanno aderito cercheranno di trovare nuovi accordi sulla politica nucleare mondiale.

Il 4 Maggio il premier iraniano Ahmadinejad è salito sul palco e a differenza delle altre volte, in cui rispondeva senza mezzi termini alle accuse di tutto il mondo, ha deciso di passare al contrattacco: appena presa la parola ha polemicamente chiesto alla platea cosa ci facessero degli ordigni nucleari “Made in Usa” in gran parte dell’Europa e ha chiamato in causa soprattutto Olanda, Italia e Germania. Tale provocazione non era fine a se stessa infatti Ahmadinejad lancia la sfida (anche sull’onda dell’Art VI del TCP) per la creazione di un “trattato di disarmo” e non per la semplice revisione del TCP, soprattutto perchè “chi possiede armi atomiche incoraggia chi non le ha a munirsene (soprattutto se è “dall’altra parte della barricata”) e se veramente gli Stati Uniti vogliono un mondo libero da armi nucleari devono impegnarsi immediatamente a smantellare le loro e quelle dei suoi alleati”. Infatti secondo fonti del FAS (Federation of American Scientists, http://www.fas.org) diversi sarebbero i Paesi che possiedono armi nucleari proprie e c’è chi sta provvedendo impunemente alla fabbricazione autonoma, come Israele, figlio minore degli USA, che nei pressi di Dimona costruì nel ’58 (con l’aiuto Francese) un reattore nucleare con la scusa di alimentare un impianto di desalinizzazione ma poi utilizzato per produrre armi atomiche (voci ne confermate e ne tanto meno smentite dai governi Israeliani). Ma ci sono molti Paesi, più di quanti ne abbia citati Mahmud Ahmadinejad nel suo discorso, che possiedono armi nucleari a stelle e strisce nelle proprie basi NATO, come per esempio il nostro bel Paese (ad Aviano, Ghedi Torre (Brescia) e forse anche a Sigonella, Gioia del Colle e Affi, sul lago di Garda) che però a differenza di Germania, Belgio, Lussemburgo, Norvegia e Paesi Bassi è stato uno dei pochissimi che nel Febbraio scorso non ha chiesto il ritiro e la distruzione delle testate presenti sul proprio territorio.

Inoltre il modo in cui è stato formulato il presente trattato dà la sensazione di essere un’arma in mano a chi possiede delle armi nucleari ma non vuole che gli altri se ne impossessino e quindi viene puntualmente utilizzata contro chiunque che in modo “sospetto” tratta per delle scorte di uranio, come per esempio l’ultimo trattato economico tra Iran e Zimbabwe (l’Iran cede petrolio in cambio dello sfruttamento dei giacimenti di uranio sul territorio della Repubblica Africana) che fu occasione per “Lady USA” di accusare Ahmadinejad di voler costruire armi atomiche violando il TCP; c’è però da specificare che l’accordo economico in questione fu comunque ratificato AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) che si occupa appunto di controllare gli scambi di qualsiasi materiale potenzialmente pericoloso, organizzazione tra l’altro guidata da Mr. Yukiya Amano (ex ambasciatore Giapponese molto vicino alle potenze occidentali).

Alle dichiarazioni della guida iraniana gran parte delle delegazioni occidentali ha lasciato l’aula, una mossa prevedibile forse fatta per evitare di ascoltare una amara verità di cui dar poi conto al proprio Paese. Immediate sono state le risposte dei rappresentati USA che hanno dichiarato folli le accuse di Ahmadinejad rivolte solo a “distrarre” la platea dal fatto che il suo governo non rispetta il TCP e, hanno aggiunto in fine, che chi non onorerà il trattato diventerà un Paese sempre più isolato, meno prospero e sicuro. Risposte che tuonano come una minaccia, però rivolta esclusivamente all’Iran. Non si può minimamente pensare che Paesi come Israele o Francia o Cina o India o gli stessi Stati Uniti possano mai rimanere isolati dal resto del mondo non “onorando” il trattato.

L’Iran, seppur con provocazioni pesanti, ha lanciato una prosta valida, gli Stati Uniti se ci tengono ad una politica internazionale di pace (dubito fortemente di questa loro propensione) farebbero meglio a coglierla e a smantellare il loro imponente armamento nucleare e farsi seguire a ruota da tutti gli altri Paesi oppure le continue accuse rivolte all’Iran di volersi armare di missili nucleari si potrebbero rivelare l’ennesimo pretesto per muovere guerra e sarà la solita guerra di interesse come la guerra per scovare e catturare Osama Bin-Laden (mai trovato), o la guerra contro le armi batteriologiche irachene, mai trovate e forse neanche cercate.

Marcello Ciola

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